I materiali cartacei stampati rafforzano la customer experience e restano memorabili

“Stampate le vostre foto digitali, o le perderete”

È questo l’ormai famoso messaggio virale ripetuto da Vinton Cerf, “Chief Internet Evangelist” di Google.

Nonostante la rivoluzione digitale, la notizia impressionante è che la carta stampata non solo non morirà, ma sarà sempre più veicolo di omnicanalità esperienziale.

Ci sono attivazioni sensoriali che il digitale non riesce a colmare, rispetto al materiale stampato, oltre ad esserci un problema di sovraffollamento di informazioni digitali.

Il coinvolgimento olistico della persona mentre legge un folder o sfoglia una brochure, un libro ecc. coinvolge tutti i sensi, perfino – oserei dire – anche il gusto: non si è soliti infatti dire “questo testo ha un sapore…”? L’esperienza di avere in mano del materiale stampato ci permette di percepire materialmente la gradevolezza o il rifiuto, prima ancora di attivare il processo cognitivo.

Ci sono inoltre studi recenti di neuroscienze che sottolineano la diversa modalità di apprendimento rispetto all’utilizzo dell’uno o all’altro strumento. Uno studio recente del Tiltfactor Labs del Darthmouth Institute ha dimostrato che leggere un testo su un supporto digitale o su un foglio di carta ha esiti diversi sul cervello e comporta risposte cognitive differenti.

In Optima di questo ne sappiamo qualcosa, ma certamente è impressionante riceverne conferma dalle più evolute frontiere della ricerca.

La lettura su un tablet ci fa concentrare soprattutto su dettagli concreti e non favorisce l’astrazione del pensiero, che al contrario è facilitato dalla lettura su carta. Se vogliamo ricordare un contenuto, allora meglio leggerlo su materiale cartaceo stampato. Rammentare gli eventi nella giusta sequenza diventa più facile: con i libri possiamo ricordare che un fatto si è compiuto circa a metà del volume, il testo elettronico invece appare sempre uguale.

Un altro meta-studio, con oltre 170.000 partecipanti, dimostra che leggere attraverso uno schermo consumi molte più energie. Inoltre, che la comprensione del testo informativo in forma estesa è più forte quando si legge sulla carta che sugli schermi.

La lettura su schermo è meno lineare e più veloce rispetto a quella sulla carta. Il nostro occhio tende infatti a saltare da un punto all’altro, concentrandosi solo su alcune parole/frasi, tralasciando tutto il resto. Davanti a uno schermo, tendiamo quindi a perdere il contesto e a focalizzaci solo su quello che in quel momento ci sembra rilevante.

Anche una semplice call to action di spedire un INVITO a terzi può attivare azioni e reazioni differenti se veicolato da un materiale cartaceo stampato o da una comunicazione digitale. Pare che le mail ci portino più facilmente alla distrazione, se non addirittura a volte a perdere letteralmente di vista ciò che magari potrebbe essere anche oggetto di interesse.

Pensiamo, invece, a come potrebbe attivarsi la nostra attenzione se una mattina, sulla scrivania in ufficio, ci trovassimo un’elegante busta personalizzata con una carta pregiata e magari anche profumata, ed aprendola apparisse, scritto a mano, un prezioso cartoncino con un invito ad un evento. Mentre prendiamo letteralmente in mano la busta si attivano una serie di emozioni tra cui la curiosità, la sorpresa, la percezione tattile, il pensiero che chi mi ha spedito questo invito ha “speso” del tempo per me, fosse anche solo per il tempo fisico dedicato alla scrittura.

Tornando all’affermazione di Virton Cerf “Stampate le vostre foto digitali, o le perdereteci sono 5 motivi per cui vale la pena prenderlo sul serio:

  1. Il piacere di toccarla e di sfogliarla nell’album.
  2. Appenderla al muro e vederla ogni volta che ci passiamo davanti.
  3. Regalarla alle persone a cui vogliamo bene.
  4. Non perdere nessuna foto. Non vi è mai capitato di cancellare per sbaglio delle foto dal computer o dalla scheda di memoria e di perdere il così il vostro vissuto?
  5. Provare emozioni altrimenti precluse.

Ottime ragioni, anche per una strategia di marketing multicanale.

Simona Santiani